L’art. 23-bis (comma 8) del d.l. 112/2008, così come modificato dall’art. 15 del d.l. 135/2009 ha tentato di spingere il comparto dei servizi pubblici locali verso una significativa privatizzazione. In particolare, il settore idrico, considerata l’attenzione che l’opinione pubblica pone sulla “risorsa acqua”, è stato forse quello su cui si sono ravvedute maggiori resistenze. Partendo da queste considerazioni lo scopo del lavoro è valutare – utilizzando un approccio misto, deduttivo-induttivo, tipico delle discipline economico-aziendali – quei gestori del servizio idrico italiano che si configurano come aziende in house providing e aziende miste pubblico-private, individuando il probabile valore della quota che questi avrebbero dovuto cedere a privati in ossequio alle disposizioni dell’art. 23-bis, abolito dal referendum c.d. “salva gestioni” (giugno 2011).
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Article 23-bis of d.l. 112/2008, ad amended by article’s of Decree-Law 135/2009. Has attempted to open to private the public utilities industry, although it has found some constraints with reference to the water sector, because of the emphasis that the public opinion gives to this issue. In a similar environment, this paper aims to evaluate the fair value of the shareholdings that water firms would have had to sell to private investors according to the law provisions (article 23-bis of d.l. 112/2008, abolished by the referendum of June 2011.
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Key words: Firms of Integrated water services, Firm evaluation, Privatization
